Civati e la fiducia a Letta

1 maggio 2013

pippo_civati_twitter

In questi giorni il PD ha completato l’inversione ad U rispetto a qualche settimana fa: non più “governo del cambiamento” e “mai col PdL”, ma “large intese” e governo con Alfano e tutti gli altri dell’allegra combriccola.

La maggior parte della dirigenza del PD, mentre la base si lamentava, ha accettato in silenzio, con soddisfazione (più o meno nascosta) o con rassegnazione. Pochi hanno manifestato il loro dissenso. Pippo Civati è forse l’unico del PD che è arrivato al punto di non votare la fiducia al governo Letta, e qui ne spiega il motivo. Lo capisco e lo accetto.

Tuttavia io avrei agito diversamente. A mio avviso, a quel punto sarebbe stato giusto votare la fiducia; era giusto dare battaglia, come è stato, all’assemblea del gruppo parlamentare, ma poi mi sarei adeguato alla linea comune, pur mantenendo una riserva e manifestando il dissenso; perché se poi Civati vuole battersi al congresso e diventare segretario di un partito capace di contenere anime diverse è quella la linea: discutere anche aspramente e a viso aperto, ma poi fare una sintesi. Per essere chiari: non trovo utile l’idea della scissione.

Queste considerazioni non riducono affatto il mio giudizio assolutamente negativo sul modo col quale siamo arrivati a quel punto: il cambio repentino di direzione politica del PD, non spiegato e non discusso, ma deciso solo in poche stanze, con la proposta di Marini; lo scandaloso impallinamento di Prodi ad opera dei 101 anonimi; il seguente nuovo cambio di direzione, con Bersani a pregare Napolitano di ripresentarsi ancora una volta senza aver condiviso coi parlamentari tale linea (le alternative c’erano: capire chi erano i 101 e perché avevano fatto così, insistere su Prodi, convergere su Rodotà, sfidare i grillini su Zagrebelsky, etc.).

Posso accettare che il PD abbia l’abitudine di cercare gli accordi prima delle riunioni, ma non lo condivido: sarebbe stato giusto prendere le decisioni nei luoghi deputati allo scopo, non nei corridoi per poi farle ratificare alle riunioni. Quello che, però, non posso accettare, ed evidentemente neppure Civati, è che l’accordo prima delle riunioni venga cercato tra pochi, e non tra tutti; che un parlamentare come lui, che non fa parte di nessuna corrente, non sia interpellato e non abbia nessuna voce in capitolo. E’ assurdo ed è profondamente sbagliato e anti-democratico; quando, invece, il partito si chiama proprio democratico.

Ritengo che il modo sia anche la critica più forte che fa Civati e il motivo vero per il quale non ha ceduto e non ha votato la fiducia. Chiudo con le sue parole a sostegno di questa affermazione:

Ho però preferito dichiararmi contrario, perché non è il momento di «votare sì per dire no», perché mai come oggi la mancanza di dibattito è stata fatale, perché la chiarezza è il primo mandato che abbiamo ricevuto dai nostri elettori. Che tutto si sarebbero aspettati, tranne lo spettacolo degli ultimi giorni e l’esplosione delle contraddizioni di un partito che non sapeva dove andare. O forse lo sapeva benissimo, ma non aveva mai trovato le parole per dichiararlo (ammetterlo?) e il coraggio di pronunciarle, se non per “interposto Napolitano”. E non è serio e non è bello nemmeno questo.

I pericoli del bis di Napolitano

23 aprile 2013

Giorgio Napolitano

Ho riflettuto e sono giunto alla convinzione che la rielezione di Napolitano abbia dei risvolti pericolosi. Specifico subito bene: la rielezione, non Napolitano.

Mi riferisco alla forzatura in chiave presidenziale che è stata fatta alla nostra bella Costituzione.

Il pericolo, come già detto, non credo affatto che sia Napolitano, ma piuttosto il precedente che si è instaurato e che potrebbe diventare problematico se i futuri presidenti dovessero essere meno attenti e meno rispettosi della democrazia.

L’ultima forzatura è stata, appunto, la rielezione stessa. Lo stesso Napolitano, e prima di lui Ciampi e altri, aveva affermato che la rielezione di un Presidente della Repubblica, anche se non è esclusa dalla Costituzione, non è in linea con essa. In questa particolare situazione, Napolitano ha inteso che questa forzatura fosse accettabile, e probabilmente ha ragione, ma ha di fatto creato un precedente e, in futuro, nessuno potrà obiettare.

In precedenza, comunque, si era già mosso ben oltre la prassi, prendendosi tutti i poteri che la Costituzione consente, ma che nessuno prima di lui aveva mai utilizzato. L’incarico assegnato di sua iniziativa a Mario Monti è l’esempio più lampante di questo processo di modifica delle prassi costituzionali. Ora, tale processo si è ulteriormente amplificato tanto che è diventato assolutamente normale, nessuno se ne lamenta, che il Primo Ministro sia scelto dal Presidente della Repubblica e non dalle delegazioni parlamentari. Mi spiego meglio: prima, il Presidente della Repubblica si limitava a nominare il Primo Ministro, che veniva tuttavia scelto dal Parlamento (con varie sfumature, perdonate la semplificazione); oggi, invece, è stato emblematico l’intervento di Debora Serracchiani alla riunione della direzione del PD dove ha detto: “non ho ancora capito se c’è un ordine del giorno dove mi pare che ci sia scritto che decide tutto Napolitano; allora non mi pare che ci sia nulla da discutere” (link al video, minuto 4:05) – peraltro, tale ordine del giorno effettivamente c’era e effettivamente è stato approvato di “assicurare pieno sostegno” a Napolitano (link).

Se tutto ciò appare accettabile in questo momento di emergenza, è proprio nelle emergenze che le regole andrebbero invece rafforzate, e non disattese.

In futuro, infatti, potremmo ritrovarci un Presidente della Repubblica che, ad esempio, si rifiuta di sciogliere le Camere pur se in palese assenza di una maggioranza, mantenendo in carica un governo anche in mancanza della fiducia del Parlamento (come in effetti è successo in parte con la vicenda Monti) e paralizzando il paese. Oppure, molto peggio, un futuro Presidente della Repubblica potrebbe decidere di sciogliere le Camere se queste dovessero rappresentare una maggioranza a lui sgradita, minacciando di sfiduciare il suo governo. O, addirittura, sciogliere le camere a ripetizione fino a quando queste non rappresentino una maggioranza a lui gradita e tale, ad esempio, da garantirgli la rielezione (eventualità contro la quale la Costituzione si tutela col cosiddetto “semestre bianco” che, però, potrebbe rivelarsi insufficiente). Si tratterebbe, peraltro, di un Presidente della Repubblica privo di mandato popolare, con un incarico lunghissimo (7 anni) e rinnovabile all’infinito.
Se provo per un momento ad immaginare che a quella carica e con quei poteri sia eletta una persona che dubito possa essere imparziale, come ad esempio Berlusconi, mi vengono i brividi.

Ecco perché, in definitiva, trovo molto pericolo il precedente che si è affermato.

Se si vuole dare più potere al Presidente della Repubblica, occorre modificare la Costituzione per introdurre anche gli opportuni correttivi, ad esempio un’elezione popolare, un mandato più breve, un numero massimo di mandati. In caso contrario, il pericolo è alto.

La (tragica) situazione del PD

22 aprile 2013

logo_pd

Oggi ho scritto una lettera ad alcuni amici, e la riporto in parte qui, opportunamente adattata.

Scrivo questo post col cuore in mano e con un enorme peso che ancora mi grava sullo stomaco dopo gli eventi politici di questi ultimi giorni: la pessima idea di candidare Marini, l’impallinatura di Prodi, la prospettiva di un governo di larghe intese con Berlusconi. Negli ultimi tempi ho discusso con molti amici, sentendo una sensibilità ed una passione ma avvertita prima.

Io continuo a credere che solo un grande partito di centrosinistra possa vittoriosamente contrapporsi alla destra di Berlusconi e offrire un’alternativa migliore al facile populismo di Grillo. Di partitini di sinistra, divisi e capaci solo di contrapporsi e restare all’opposizione senza mai governare, ne abbiamo avuti fin troppi.

Prendo atto che Il PD è spappolato. Bisogna solo capire cosa succederà, tra le alternative possibili.

Io ho deciso di non stare a guardare, non lasciare che i soliti furbi si impadroniscano del mio futuro e di impegnarmi al massimo, per quanto posso, per fare in modo che ne venga fuori qualcosa di buono. La versione breve è: al congresso, l’unica speranza è Civati e, per quanto possibile, mi impegnerò per lui. La versione lunga (ma non troppo) continua qui di seguito. Continua »

Previsioni sul congresso PD

17 aprile 2013

Premetto che sono un semplice cittadino che legge e si interessa; non ho alcun ruolo nel PD.

Voglio comunque mettere qui alcune recenti riflessioni sulla situazione del PD, stimolate anche dal recente articolo di Salvatore Vassallo; si tratta in sostanza di una sorta di profezia sul congresso che ci sarà a breve, scritta oggi per poter poi controllare se e quanto ci sarò andato vicino.

Si tratta di un post lungo, che probabilmente nessuno leggerà, ma mi è venuta la fissa dell’attualità politica e, così, l’ho scritto. Lo pubblico per tenere traccia delle riflessioni che ho fatto e ritrovarle a tempo debito.

Ricordo, per chi non lo sapesse, che il congresso non sono le primarie per l’individuazione del candidato premier della coalizione; il congresso servirà, invece, ad identificare il segretario del PD, che potrebbe coincidere col candidato premier (come da Statuto) o anche no (come fatto con le ultime primarie tra Bersani, Renzi e gli altri).

L’obiettivo di questo post è sostanzialmente analizzare le principali differenze tra le varie anime del PD. Si tratta di quelle che a me, da osservatore, sembrano essere le diverse posizioni, ma non ho certo la pretesa di indovinare tutto.

Nel PD vedo delinearsi sostanzialmente 4 diverse aree, che in modo semplicistico (e chiedo scusa per la semplificazione) possiamo definire:

  1. l’insieme dei dirigenti storici del partito ora prevalentemente raccolti intorno a Bersani;
  2. i giovani turchi;
  3. l’area raccolta intorno a Renzi;
  4. Prossima Italia, cioè l’area raccolta intorno a Civati.

L’unico che ha già dichiarato di candidarsi per il prossimo congresso è Civati. Quindi, lui ci sarà. Continua »

Cosa dovrebbe fare il PD

28 febbraio 2013

Lo sport di moda del momento è dare consigli al PD e a Bersani. Ci sono molti, molto più bravi di me, che l’hanno già fatto come Luca Sofri qui o Civati in vari post sul suo blog o ancora AsinoMorto qui.
Voglio giocare anche io, con due semplici aggiunte a quanto già scritto.

Il succo è: giocare d’anticipo.

1.
In un paese civile, chi vince le elezioni prova a governare. Ottima l’idea di un governo del M5S con appoggio PD, così la patata bollente passa a loro, ma secondo me solo dopo averli portati allo scoperto fino alla mancata fiducia al Senato ad un tentativo di governo Bersani. Così si rimarca la differenza tra i due approcci. Poi appoggio a tutte e sole le cose che il PD condivide delle proposte di questo fantomatico governo 5 stelle. Potrebbero uscirne buone cose.

2.
In ogni caso, causa semestre bianco, le camere non si scioglieranno immediatamente. Il PD ne approfitti per presentare proposte di legge subito, immediatamente, il giorno dopo l’insediamento, a partire da una nuova legge elettorale con elezione dei parlamentari in collegi uninominali con doppio turno. E vediamo chi ci sta in Parlamento, a carte scoperte, senza accordi di corridoio.

3. (Lo so, avevo detto due)
Questa è impegnativa. Il governo ha 10 giorni per chiedere la fiducia. Perché prima di chiedere la fiducia al governo, Bersani non fa qualche decreto legge, uno al giorno, su legge elettorale, norme anti-corruzione, conflitto di interessi, etc. e chiede intanto la fiducia su quelli? Si può fare?

Legge elettorale

9 dicembre 2012

Il peggior scenario possibile:
Berlusconi che si rimette con la Lega e l’UDC che per opportunismo accetta di fare parte della comitiva, per votare una modifica alla legge elettorale che lascia tutto invariato tranne togliere il premio di maggioranza, o renderlo comunque inutile.

Praticamente una legge con tutti i difetti di quella attuale, e in più il problema di non garantire la governabilità. Anzi, di garantire l’ingovernabilità.

Vi prego, soprattutto il PD, fate qualunque cosa per evitarlo. Per evitare il ritorno alla prima repubblica.

Ancora sulle regole del ballottaggio

1 dicembre 2012

Riporto qui uno stralcio del commento che ho lasciato altrove sulla rete, perché me lo voglio ricordare.

Si parla, ancora, delle regole per registrarsi al ballottaggio delle primarie di centrosinistra, tra Renzi e Bersani.

Che impediscano di votare agli iscritti al PD che non si sono registrati al primo turno, anche quelli famosi come Nando dalla Chiesa, è intollerabile: http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=content&task=view&id=1913
Niente al riguardo?

Niente su chi sta effettivamente manipolando le regole?
http://www.salvatorevassallo.it/taccuino-2/756-chi-manipola-le-regole

Non una parola su quanto sta effettivamente succedendo: sta succedendo che la tanto acclamata, e tanto da voi richiesta, contendibilità, non vale più (ma c’è mai stata veramente?) perché si stirano le regole a proprio piacere.

Le regole prima erano fumose, e ora sono state manipolate a vantaggio di una sola e precisa parte. Si doveva dire: “stupidi a non aver fatto regole più chiare prima, adesso per piacere vediamo di interpretarle nel modo più corretto e ragionevole possibile”. Prima le regole dicevano che occorreva “dichiarare l’impossibilità di registrarsi” e non “giustificarla” (regolamento primarie, articolo 14.4). Poi le regole, decise dai bersaniani, hanno detto che “la giustificazione va bene anche via mail” (delibera 25), ma quando si sono accorti che arrivava una marea di richieste si sono spaventati e hanno detto “facciamo che quelle via mail le scartiamo tutte di default senza neppure rispondere” (delibera 26). Questo è allucinante.

Poi, non approvo le due scelte di Renzi: la pubblicità a pagamento sui quotidiani (ma proprio per niente) e neppure l’invito ad andare comunque ai seggi (ancora meno). Ma rimane il fatto che, tutti quelli che si sono iscritti via mail e vedranno respinte le proprie richieste, hanno sostanzialmente ragione in base alla delibera 25, e torto solo rispetto alla delibera 26, che in ogni caso è assurda ed è arrivata a corsa ormai avviata.

Ballottaggio primarie Centrosinistra

29 novembre 2012

Erano secoli che non avevo l’urgenza di scrivere qualcosa di più lungo di un tweet. Quindi rieccomi qua.

Lo dirò subito: l’idea di Renzi pubblicizzare su quotidiani nazionali il sito per semplificare la procedura di registrazione al ballottaggio delle primarie, www.domenicavoto.it, è stata sbagliatissima. Ma è niente in confronto alla reazione di Bersani e dei suoi. Parto da quest’ultima, poi torno a Renzi.

Il regolamento inizialmente prevedeva che, chi fosse stato impossibilitato a registrarsi prima del primo turno, potesse registrarsi tra i due turni, in luogo diverso dal seggio di voto, a patto di dichiarare di non averlo potuto in precedenza. Non si parlava di giustificazioni, motivazioni e meno che mai che qualcuno potesse rifiutare la registrazione.
Dopo il primo turno, è stata diffusa la “norma applicativa”  dove si diceva che, invece, era necessario giustificarsi e dimostrare il proprio (legittimo?) impedimento; tutto a insindacabile giudizio di una commissione che deve esprimersi all’unanimità. Ce la vedo bene una persona a dire “scusate avevo la diarrea” e quelli a rispondere “e ce l’ha un certificato per dimostrarlo?”. Ma accettiamo pure questa modifica al regolamento originale.

Sembrava anche si dovesse andare personalmente nella sede del coordinamento provinciale a espletare la pratica. Il giorno dopo, almeno questa assurdità è stata modificata e si è detto che andavano bene le registrazioni via mail e via fax. Comunque è stata una ulteriore modifica delle regole.

A questo punto Renzi, o chi per lui, ha l’idea di mettere in piedi un sito (www.domenicavoto.it) che ti aiuta a scrivere la mail e la invia a tuo nome al giusto indirizzo in base alla tua residenza. Il PD reagisce dichiarando che tutte le richieste giunte con tale sistema saranno respinte, e rilasciano una delibera che, pur non dicendolo esplicitamente, lo lascia intendere chiaramente. E a questo punto la misura è colma.

Ora, penso che nessuno avrebbe da ridire se una persona uscisse si casa, andasse al comitato di Renzi più vicino e si facesse aiutare da loro a scrivere la mail per registrarsi. Bene, il sito di Renzi fa ESATTAMENTE la stessa cosa, con la differenza che è enormemente più semplice e veloce da usare, e non richiede persone essendo automatizzato. Quali altre differenze ci sono? Per quale strano principio si devono rifiutare d’ufficio le richieste fatte con questo sistema?

Io un’idea del motivo ce l’ho, e spero di sbagliarmi perché è uno schifo. Mi viene da pensare che siano arrivate così tante richieste di iscrizione che Bersani, o chi per lui, ha avuto paura e ha deciso di porre un freno. Alla faccia di tutte le dichiarazioni su “agevolare la partecipazione”.

Fino a poco prima delle primarie ero indeciso su chi votare. Poi ho deciso, ma ero tranquillo che se anche avesse vinto Bersani sarei stato soddisfatto. Ora non più. Questo atteggiamento per me è intollerabile.

Vedremo come si evolverà. Ma in questo momento l’idea è di non votare più PD alle elezioni. Intendo quelle vere, non le primarie.

PS: confermo che secondo me Renzi, o chi per lui, ha comunque sbagliato a comprare pagine sui quotidiani per pubblicizzare quel sito; bastava dirlo al confronto su Rai1. Ma occorre dire che, seppure su pagine locali, l’ha fatto anche Bersani, o chi per lui, per pubblicizzare eventi della sua campagna elettorale.

La bugia sull’innalzamento graduale dell’età pensionabile

8 dicembre 2011

Ci stanno vendendo un enorme bugia, cioè quella sul presunto graduale innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Ci dicono che passa a 62 anni subito, poi gradualmente a 66 entro il 2018, ma ho fatto due conti e gli effetti sono ben diversi.

Gli effetti sono che l’età pensionabile viene portata di botto a 63 e 6 mesi per le donne nate nei primi 6 mesi del 1952, a 65 anni per quelle nate nei secondi 6 mesi del 1952, a 66 anni per le donne nate dal 1953 in poi.

Infatti, considerando il modo col quale è previsto che l’età pensionabile cresca gradualmente, il risultato è questo: una donna nata a Gennaio del ’52 è la prima degli sfortunati, dato che non arriva a 60 anni nel 2011; purtroppo per lei, non raggiunge neanche i 62 anni entro il 2013; poi, nel 2014, il limite passa a 63 anni e 6 mesi, che la poveretta raggiunge a fine 2015. Peggio va a chi è nato nella seconda metà del 1952 (come mia madre), perché, non arrivando a 63+6 entro la fine del 2015, nel 2016 scatta il nuovo limite di 65 anni, che viene infine raggiunto a fine 2017. Chi è nato dal 1953 in avanti, non taglia neppure questo traguardo, perché dal 2018 l’età si alza a 66 anni.

Tutto ciò senza considerare l’adeguamento obbligatorio del limite di età alle aspettative di vita. Se sarà applicato, la situazione potrebbe peggiorare decisamente, facendo mancare i traguardi intermedi, già così raggiunti molto al limite, anche per i nati nel ’52. In ogni caso, se non sarà applicato, è già stabilito per legge che dal 2021 il limite diventerà 67 anni.

In tutto questo, il più grosso pomo della discordia è il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione, anziché l’innalzamento dell’età pensionabile. Come sempre, contano di più i diritti già acquisiti rispetto a quelli ancora da acquisire. Personalmente, trovo anche scandaloso che si faccia tutto questo scalpore per il mancato adeguamento delle pensioni sopra i 1000 EUR, che stanno diventando 1300 EUR, quando i giovani lavoratori hanno stipendi simili (mia moglie, ad esempio) e per avere aumenti di molto inferiori all’inflazione devono fare, nel caso più fortunato, cioè quando hanno un sindacato che fa veramente i contratti nazionali, ore e ore di sciopero. Se, invece, sono precari, stanno zitti e basta.

La manovra “salva Italia”

5 dicembre 2011

A proposito di quello che ruota intorno alla manovra “salva Italia” varata dal neo consiglio dei ministri di Monti, qualche mese fa, e solo qualche post fa, scrivevo sulla manovra di Agosto:

Mi sento offeso dal fatto che il PD ritiene che il contributo di solidarietà vada a colpire il ceto medio. Scusate, ma 90.000 EUR di reddito all’anno per una persona a me non sembrano da ceto medio.

Ora, di nuovo, il PD è contento che non abbiano aumentato l’aliquota IRPEF (così ha detto Bersani da Fazio): non le due più alte, neppure soltanto l’ultima più alta. Sono di nuovo enormemente scandalizzato ed offeso. Ceto medio a chi? Ma davvero continuerò a votare questi qua? Siate almeno scandalizzati, anche se poi dovrete votare per senso di responsabilità.

L’altra cosa che mi fa rabbia del contorno alla manovra è che ora ci toccherà sopportare i sindacati che, prendendo soldi dai pensionati iscritti, chiedono ai lavoratori di scioperare per protesta contro la mancata indicizzazione delle pensioni (tra l’altro, escludendo non solo le minime, ma anche quelle fino a circa 1000 Euro, che saranno tutte indicizzate). Già hanno iniziato CISL e UIL (almeno dei metalmeccanici) con 2 ore di sciopero domani 6 Dicembre. Ma dov’erano questi sindacati quando si andava in pensione prestissimo e con pensioni altissime? Adesso chiedono solidarietà tra categorie, ma a quel tempo? E dove sono i sindacati quando c’è da protestare per i precari, le partite IVA finte, etc.? Per una volta si colpisce (anche) chi i privilegi li ha già goduti, e non solo chi li deve ancora avere e non li avrà mai, e devo anche protestare, rimettendoci il mio stipendio?

Le cose che mi fanno rabbia della manovra, invece, sono quelle che non ci sono, e quelle che potevano esserci. Ma soprattutto il fatto che mia madre, che avrebbe maturato il diritto alla pensione tra meno di un anno, dovrà aspettarne altri tre, quando chi è nato 7 mesi prima di lei è in pensione già da un anno. Questo significa che la riforma non è strutturale, altrimenti l’innalzamento sarebbe stato graduale, ma d’emergenza. E per i giovani che desiderano dei figli, non poter contare sui nonni è una mezza tragedia, dato che i servizi sono quasi inesistenti.

 


Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "OK, accetto" permetti il loro utilizzo. Puoi trovare maggiori informazioni nella pagina dedicata alla privacy.

Chiudi