Marino sull’inciucio alla D’Alema

lunedì 21 dicembre 2009

Dal sito di Marino:

(ANSA) – ROMA, 21 DIC – ‘Pochi giorni fa, nel corso di una riunione del coordinamento Pd, ho sentito dire da Franco Marini che il popolo del ‘No B Day’ non e’ il nostro popolo. Quello che in queste ore strappa le tessere perche’ si riparla di inciuci e accordicchi ad Arcore e’ il nostro popolo o no?’: cosi’ Ignazio Marino, esponente Pd interviene nel dibattito aperto dalle parole di D’Alema.
‘Qual e’ il popolo del Pd se non quello della legalita’, quello che chiede – si interroga l’ex candidato alla segreteria del partito – che sia il Parlamento il luogo di un confronto aperto e chiaro sulle riforme, quello che non vuole le leggi ad personam, ma leggi uguali per tutti, scritte nell’opportuna cornice istituzionale: le aule di Camera e Senato?’.
‘Spero – ha proseguito Marino – che da Bersani oggi, a margine della conferenza stampa in programma, giungano parole molto nette: dialogo nel luogo appropriato che, lo ripeto, e’ il Parlamento, magari iniziando col cancellare al Senato l’inizio delle votazioni sulla legge per il processo breve, previste per la settimana del 12 gennaio ed avviando una discussione rigorosa su cio’ che serve davvero alla Giustizia. Confronto si’, inciucio no’

Mille Piazze

martedì 17 novembre 2009

Questo blog appoggia con entusiasmo l’iniziativa Mille Piazze, proposta qui da Pippo Civati e che ora vive su un blog dedicato.

Vorrei anche aver fatto qualcosa di più per convincere il PD di Ferrara a fare altrattanto e a mobilitarsi, ma ho perso la migliore occasione per provarci. Forse, però, non è ancora detta l’ultima parola.

millepiazze

Cosa pensa D’Alema di Marino

lunedì 26 ottobre 2009

Una componente della mozione Marino di Ferrara mi segnala questo post di Gilioli che, in sostanza, si riduce al video qui sotto, dove D’Alema, «Senza nessuna polemica», afferma: «Marino è un mio collaboratore che si è preso la libertà di candidarsi». E molto altro.

Il PD è ora saldamente in mano a questo personaggio, e io rabbrividisco.

Outing per Marino

giovedì 22 ottobre 2009

casadei marino

Già si intuiva, ma ora lo si ufficializza. Questo blog tifa Marino con tutte le sue forze. Anzi, per essere precisi, chi scrive figura anche tra i candidati regionali per l’Emilia Romagna.

I motivi sono tanti, troppi, ma in estrema sintesi posso dire che il PD mi pare l’ultima speranza di rendere politicamente un po’ migliore questo paese, ma non il PD di adesso: serve cambiamento e Marino incarna la direzione che ritengo vada presa.

Inutile dire che spero che in moltissimi vadano a votare alle primarie del PD e, possibilmente, che votino Marino.

Lodo Scalfari

giovedì 15 ottobre 2009

A proposito dell’idea di Scalfari sulle primarie del PD, mi permetto di riportare per intero il post di Pippo Civati:

Leggendo i giornali di oggi, colpisce la lettura ‘inciucista’ del lodo Scalfari, nelle parole di Marini (con la ‘i’ finale). Perché è del tutto evidente che da alcuni il lodo Scalfari è vissuto come occasione di accordo preventivo tra Bersani e Franceschini, per fare in modo che tutti si sistemino, a prescindere. A Repubblica, Marini dice: «Ci volevano gli ultrasettantenni per sminare l’ordigno che uno statuto sballato aveva messo sotto il partito». Tradotto: abbiamo fatto sei mesi di Congresso, però ora basta mettersi d’accordo, distribuendosi gli incarichi, in una gestione unitaria del partito. Chi perde vota chi vince, comunque vada. E come spiega la Stampa, Bersani «mai farebbe accordi con l’”homo novus” Marino piuttosto che con Franceschini». Nella migliore delle ipotesi, per mesi abbiamo scherzato. Nella peggiore, ci hanno proprio coglionato. Credo che il voto a Marino, in questo quadro, sia un segnale preciso. Di discontinuità e, nello stesso tempo, di positivo condizionamento sulle idee, non sulle persone. Perché se per fare chiarezza, dobbiamo dare da mangiare al gattopardo (una curiosa chimera, tra l’altro, con la testa dell’uno e il corpo dell’altro, contro la quale Ignazio è il caso che non soccomba), allora ci siamo capiti proprio male. Chissà se Scalfari è davvero d’accordo con Marini (e con se stesso).

Mi spiace solo della lettera che Marino ha scritto qualche tempo fa, della quale ero perplesso già allora e che ora, ovviamente, Franceschini utilizza contro di lui.

La Binetti sta con Bersani

giovedì 15 ottobre 2009

Una notizia degli ultimi giorni che mi ha fatto particolarmente rabbia è che la Binetti ha contribuito all’affossamento della legge contro l’omofobia.

Per le primarie del PD, io sto con Marino e ho sempre visto grossi motivi di vicinanza con Franceschini, a parte il fatto che fosse appogiato da Rutelli e la Binetti e, quindi, poco credibile quando afferma di credere in un PD laico.

È notizia di ieri che la Binetti appoggia Bersani.
LA BINETTI APPOGGIA BERSANI???

Ora ho due motivi importanissimi per fare tutto quello che posso per evitare che Bersani vinca: D’Alema e la Binetti, che lo appoggiano entrambi.

Pippo Civati

domenica 30 agosto 2009

Ieri sera ho incontrato Pippo Civati, della mozione Marino.

Incontro bello e interessante. Molto convincente.

D’Alema scende in campo

venerdì 3 luglio 2009

Dopo il discorso di ieri di Veltroni, scende in campo anche D’Alema, così diventa del tutto evidente chi c’è dietro Fransceschini e Bersani.

Credo che Veltroni potesse tranquillamente evitare le sua uscita perché, dopo la sua gestione fallimentare del PD, qualunque ulteriore parola può solo disaffezionare gli elettori; intendo dire che il suo appoggio a Fransceschini gli farà perdere voti alle primarie.

Tuttavia, l’uscita di D’Alema è anche peggiore nei contenuti. Citando da La Repubblica:

Congresso pd, D’Alema all’attacco “Basta leaderismo plebiscitario”
ROMA – Difende quegli “apparati” da più parti additati come il freno alla riuscita del Pd. Contesta la tesi di chi li indica come gli unici responsabili delle “due disastrose sconfitte politiche” dei democratici. A passare per il principale responsabile dell’affossamento del pd Massimo D’Alema non ci sta. L’ex ministro degli Esteri lo dice chiaro e tendo: “Se si dà la colpa di non aver raggiunto il 40% dei consensi auspicato da Eugenio Scalfari agli apparati cattivi, non c’è discussione politica ma solo la ricerca della via per eliminare i cattivi e si finisce male”.

Si inizia con la voglia di eliminare le primarie (“basta leaderismo plebiscitario”) e dare un calcio nel sedere a ciò che di buono è rimasto in quel progetto di PD ancora incompiuto; si finisce con una minaccia. Non c’è male.

Mi dispiace molto per Bersani, perché il fatto di essere appoggiato da un D’Alema che dice cose simili mi fa allontanare molto dall’ipotesi di votarlo.

Update: ne parla anche Sofri

La Serracchiani sta con Franceschini

mercoledì 1 luglio 2009

Debora Serracchiani

In realtà speravo proprio che si candidasse lei, magari alla guida del movimento dei cosiddetti “piombini”.

Però sono contento dell’intervista che ha rilasciato a La Repubblica, nella quale ad esempio dice:

Che cosa non le piace di Bersani?
“Rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto”.

Quindi, non ha avuto dubbi a schierarsi con Franceschini?
“Nemmeno mezzo. Di qua c’è il progetto del Pd, dall’altra parte c’è D’Alema. Io sto col Pd”.

Io ho grande stima di Bersani per le ottime cose che ha fatto durante l’ultimo governo Prodi e per quello che dice. Però non riesco a sopportare D’Alema, non ci riesco proprio, fin da quando ha fatto cadere il primo Prodi per diventare lui stesso Primo Ministro. L’alleanza tra Bersani e D’Alema, quindi, mi mette in profonda difficoltà.

Il rumore che ha già sollevato questa intervista e, in particolare, la critica a D’Alema, dimostra già quanto la critica stessa fosse puntuale. Ancora una volta Debora è riuscita a dire quello che tantissimi elettori pensano e nessuno del PD ha il coraggio di dire apertamente, così come era successo in quel fantastico discorso che l’ha resa celebre.

C’è bisogno di persone così per poter credere ancora nel PD.

Del PD e del farsi male con le proprie mani

sabato 13 giugno 2009
Debora Serracchiani

Debora Serracchiani

Il PD non è proprio mai contento e, dopo una stagione di tregua apparente che mi ha portato a riavvicinarmi e riprendere a sperare, ricomincia a farsi del male da solo.

Il segnale di queste elezioni è stato forte e chiaro: gli elettori non ne possono più di dirigenti di partito che pensano solo a fare i propri interessi. C’è voglia di cambiamento, voglia di giovani. Il simbolo di tutto questo è la schiacciante vittoria della Serracchiani, che è stata votata proprio perché ha saputo catalizzare questo sentimento. Dove il PD non è stato capace di intercettare questo desiderio di cambiamento, le conseguenze sono i ballottaggi, i pochi voti al capolista Berlinguer, le pesanti sconfitte.
Ad esempio, a Marzabotto, storica roccaforte della Sinistra anche per il ricordo della strage nazista (l’eccidio di Monte Sole), il PD ha incassato una sonora sconfitta; il nuovo sindaco eletto è un ex del partito (ed ex sindaco di Marzabotto stessa), espulso per la sua troppa voglia di cambiamento, che ha saputo vincere col 60% contro il 29% costruendo intorno a sè una squadra di giovani in gamba. Ne parla Il Giornale. Ne parla di continuo, in toni entusiasti, una mia collega che è proprio di Marzabotto.

Sembrava che tutto andasse per il meglio, invece il partito pare abbia già ricominciato con le vecchie logiche, ancora una volta incapace di fare una vera svolta. Cito in particolare tre articoli che mi ha fatto molto male leggere. Il primo, apparso su La Repubblica, parla dei malumori di partito che sta causando la vittoria della Serracchiani e delle possibili prossime mosse delle varie mummie (D’Alema, Rutelli, Veltroni, etc.). Il secondo è un commento di Luca Sofri all’articolo di Repubblica nel quale, fortunatamente, tale articolo viene contestato e presentato in una luce diversa. Il terzo viene da L’Espresso (via g.g.) e vi si tratteggiano i possibili futuri scenari interni del PD, scenari a tinte fosche, con le solite manovre di D’Alema.

La mia speranza è che, anche all’interno del PD, a partire dai circoli fino al congresso, possa affermarsi questa voglia di cambiamento e di rinascita, l’unico modo per iniziare, con oltre un anno di ritardo, a costruire veramente il PD stesso. Staremo a vedere.