Marino sull’inciucio alla D’Alema

lunedì 21 dicembre 2009

Dal sito di Marino:

(ANSA) – ROMA, 21 DIC – ‘Pochi giorni fa, nel corso di una riunione del coordinamento Pd, ho sentito dire da Franco Marini che il popolo del ‘No B Day’ non e’ il nostro popolo. Quello che in queste ore strappa le tessere perche’ si riparla di inciuci e accordicchi ad Arcore e’ il nostro popolo o no?’: cosi’ Ignazio Marino, esponente Pd interviene nel dibattito aperto dalle parole di D’Alema.
‘Qual e’ il popolo del Pd se non quello della legalita’, quello che chiede – si interroga l’ex candidato alla segreteria del partito – che sia il Parlamento il luogo di un confronto aperto e chiaro sulle riforme, quello che non vuole le leggi ad personam, ma leggi uguali per tutti, scritte nell’opportuna cornice istituzionale: le aule di Camera e Senato?’.
‘Spero – ha proseguito Marino – che da Bersani oggi, a margine della conferenza stampa in programma, giungano parole molto nette: dialogo nel luogo appropriato che, lo ripeto, e’ il Parlamento, magari iniziando col cancellare al Senato l’inizio delle votazioni sulla legge per il processo breve, previste per la settimana del 12 gennaio ed avviando una discussione rigorosa su cio’ che serve davvero alla Giustizia. Confronto si’, inciucio no’

Cosa pensa D’Alema di Marino

lunedì 26 ottobre 2009

Una componente della mozione Marino di Ferrara mi segnala questo post di Gilioli che, in sostanza, si riduce al video qui sotto, dove D’Alema, «Senza nessuna polemica», afferma: «Marino è un mio collaboratore che si è preso la libertà di candidarsi». E molto altro.

Il PD è ora saldamente in mano a questo personaggio, e io rabbrividisco.

La Serracchiani sta con Franceschini

mercoledì 1 luglio 2009

Debora Serracchiani

In realtà speravo proprio che si candidasse lei, magari alla guida del movimento dei cosiddetti “piombini”.

Però sono contento dell’intervista che ha rilasciato a La Repubblica, nella quale ad esempio dice:

Che cosa non le piace di Bersani?
“Rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto”.

Quindi, non ha avuto dubbi a schierarsi con Franceschini?
“Nemmeno mezzo. Di qua c’è il progetto del Pd, dall’altra parte c’è D’Alema. Io sto col Pd”.

Io ho grande stima di Bersani per le ottime cose che ha fatto durante l’ultimo governo Prodi e per quello che dice. Però non riesco a sopportare D’Alema, non ci riesco proprio, fin da quando ha fatto cadere il primo Prodi per diventare lui stesso Primo Ministro. L’alleanza tra Bersani e D’Alema, quindi, mi mette in profonda difficoltà.

Il rumore che ha già sollevato questa intervista e, in particolare, la critica a D’Alema, dimostra già quanto la critica stessa fosse puntuale. Ancora una volta Debora è riuscita a dire quello che tantissimi elettori pensano e nessuno del PD ha il coraggio di dire apertamente, così come era successo in quel fantastico discorso che l’ha resa celebre.

C’è bisogno di persone così per poter credere ancora nel PD.

Se D’Alema rispettasse la parola…

domenica 21 giugno 2009

Via Wittgenstein, torna alla ribalta una dichiarazione di D’Alema di sei mesi fa:

“Quando ci sarà bisogno di trovare un nuovo leader io credo che debba essere una persona di un’altra generazione. A questo punto è il tempo di una nuova generazione: noi dobbiamo dare una mano perché questa generazione possa affermarsi e prendere nelle sue mani il destino della sinistra e spero del paese. Pretendo di essere creduto quando dico queste cose”

Ripetiamo insieme: “Quando ci sarà bisogno di trovare un nuovo leader io credo che debba essere una persona di un’altra generazione”.

Staremo a vedere.

Del PD e del farsi male con le proprie mani

sabato 13 giugno 2009
Debora Serracchiani

Debora Serracchiani

Il PD non è proprio mai contento e, dopo una stagione di tregua apparente che mi ha portato a riavvicinarmi e riprendere a sperare, ricomincia a farsi del male da solo.

Il segnale di queste elezioni è stato forte e chiaro: gli elettori non ne possono più di dirigenti di partito che pensano solo a fare i propri interessi. C’è voglia di cambiamento, voglia di giovani. Il simbolo di tutto questo è la schiacciante vittoria della Serracchiani, che è stata votata proprio perché ha saputo catalizzare questo sentimento. Dove il PD non è stato capace di intercettare questo desiderio di cambiamento, le conseguenze sono i ballottaggi, i pochi voti al capolista Berlinguer, le pesanti sconfitte.
Ad esempio, a Marzabotto, storica roccaforte della Sinistra anche per il ricordo della strage nazista (l’eccidio di Monte Sole), il PD ha incassato una sonora sconfitta; il nuovo sindaco eletto è un ex del partito (ed ex sindaco di Marzabotto stessa), espulso per la sua troppa voglia di cambiamento, che ha saputo vincere col 60% contro il 29% costruendo intorno a sè una squadra di giovani in gamba. Ne parla Il Giornale. Ne parla di continuo, in toni entusiasti, una mia collega che è proprio di Marzabotto.

Sembrava che tutto andasse per il meglio, invece il partito pare abbia già ricominciato con le vecchie logiche, ancora una volta incapace di fare una vera svolta. Cito in particolare tre articoli che mi ha fatto molto male leggere. Il primo, apparso su La Repubblica, parla dei malumori di partito che sta causando la vittoria della Serracchiani e delle possibili prossime mosse delle varie mummie (D’Alema, Rutelli, Veltroni, etc.). Il secondo è un commento di Luca Sofri all’articolo di Repubblica nel quale, fortunatamente, tale articolo viene contestato e presentato in una luce diversa. Il terzo viene da L’Espresso (via g.g.) e vi si tratteggiano i possibili futuri scenari interni del PD, scenari a tinte fosche, con le solite manovre di D’Alema.

La mia speranza è che, anche all’interno del PD, a partire dai circoli fino al congresso, possa affermarsi questa voglia di cambiamento e di rinascita, l’unico modo per iniziare, con oltre un anno di ritardo, a costruire veramente il PD stesso. Staremo a vedere.


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