Ciampi, Berlusconi e Napolitano

domenica 21 Marzo 2010

Su Il Fatto Quotidiano è apparso qualche giorno fa un articolo nel quale Scalfari racconta dei rapporti tra Berlusconi e Ciampi quando quest’ultimo era Presidente della Repubblica. Il messaggio a Napolitano, perché anche lui prenda più coraggio e si rifiuti di firmare leggi assurde, è chiarissimo.

Avevo sentito uno stralcio dell’articolo durante la rassegna stampa del mattino su Radio3, ma poi ho visto (via ilsenzatetto) che è stato pubblicato integralmente sul blog de Il Fatto Quotidiano.
Ne riporto uno stralcio, ma invito a leggerlo integralmente, perché oltre ad un richiamo a Napolitano c’è anche un ulteriore approfondimento della figura di Berlusconi e del suo modo di trattare con gli altri.

Lo stralcio riguarda la legge Gasparri.

E cosa succede al Quirinale? Qui il ritratto tratteggiato a quattro mani da Scalfari e da Ciampi resta in equilibrio sospeso fra la farsa e il dramma: “La colazione era da poco iniziata – racconta ancora Scalfari – quando Ciampi informò il suo ospite del suo proposito di rinviare la legge alle Camere, come la Costituzione lo autorizza a fare motivando le ragioni del rinvio e i punti della legge da modificare. Berlusconi non si aspettava quel rinvio. Si alzò con impeto e alzò la voce dicendo che quella era una vera e propria pugnalata alla schiena. Ciampi (così il suo racconto) restò seduto continuando a mangiare ma ripeté che avrebbe rinviato la legge al Parlamento. L’altro gli gridò che la legge sarebbe stata comunque approvata tal quale e rinviata al Quirinale”. Le battute del premier sono feroci: “Ti rendi conto che tu stai danneggiando Mediaset e che Mediaset è una cosa mia? Tu stai danneggiando una cosa mia”. La risposta di Ciampi non è da meno: “Questo che hai appena detto è molto grave. Stai confessando che Mediaset è cosa tua, cioè stai sottolineando a me un conflitto di interessi plateale. Se avessi avuto un dubbio a rinviare la legge, adesso ne ho addirittura l’obbligo”. Conclusione di Berlusconi: “Allora tra noi sarà guerra e sei tu che l’hai voluta. Non metterò più piede in questo Palazzo”.


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