Civatiani a loro insaputa

sabato 19 ottobre 2013

civati

Il gruppo, che a me piace definire dei Civatiani a loro insaputa, continua ad allargarsi e ora conta una nutrita pattuglia anche nella mia città, Ferrara.

Il primo membro illustre è stato D’Alema che, in questa intervista, ripercorre le tappe del tormentato periodo che ha seguito la non-vittoria di Bersani alle elezioni, fino alla mancata elezione di Prodi ad opera dei famosi 101 franchi tiratori, o traditori se preferite, ancora tutti anonimi. D’Alema nell’intervista dice, solo ora, che secondo lui andavano fatte tutta una serie di cose, esattamente le medesime che Civati diceva, inascoltato, allora. Se ne accorge anche Civati stesso, che in questo post dice la sua al riguardo.

Si è poi aggiunto un secondo membro molto illustre, Renzi, che ha proposto di “ridurre le tasse sul lavoro tassando le pensioni d’oro” (link), la stessa identica proposta che Civati porta avanti da anni.

Ora anche a Ferrara un gruppo, che si autodefinisce dei “non allineati”, scrive ai giornali (qui la lettera pubblicata da estense.com) una serie di questioni, richieste e proposte che sono uguali, o almeno molto simili, a quelle di Civati. Ad esempio:

È tempo che il Partito Democratico sia […], anche a livello nazionale, uno spazio dove elaborare una linea che permetta finalmente di prendere decisioni su questioni fondamentali, uno spazio dove produrre un supporto politico concreto all’agire amministrativo e dove creare una identità indispensabile al confronto. Questo passa anche da una piena consapevolezza sul ruolo di ogni singolo iscritto al partito, che può nascere solo da una riflessione profonda sulla responsabilità, la dignità e l’importanza dell’opinione e del contributo di ognuno.
Radicare ed organizzare sempre più a livello territoriale il Partito Democratico, renderlo sempre più agibile, metterlo a disposizione dei cittadini, contribuire ad elaborare e sostenere strategie di sviluppo compatibile e di ampio respiro per il bene della comunità sono per noi obiettivi irrinunciabili che devono trovare spazio nel dibattito politico e congressuale tout court.

Mi sembra proprio un caso perfetto di Civatiani a loro insaputa. La mia speranza è che la loro decisione di rimanere “non allineati” sia dovuta alla scelta di attendere per conoscere meglio le posizioni di tutti e non a strani calcoli di vecchia politica; che quindi queste persone, e tutti quelli che la pensano come loro, ascoltino senza pregiudizi cosa hanno da dire i vari candidati alla segreteria del PD e poi decidano almeno di votare, se non di sostenere apertamente, quello che li convince di più. Io sono fiducioso che potrà essere Civati.

PS: chi si chiede quali sono, più nel dettaglio, le posizioni di Civati, può trovare molto materiale nel manifesto che ha presentato insieme alle firme per la sua candidatura, il giorno 11 ottobre 2013; si intitola Il partito delle possibilità.

Come funzionava il congresso PD

mercoledì 1 maggio 2013

Su twitter mi hanno chiesto come funziona l’elezione del segretario del PD, che si dovrà tenere a breve per sostituire Bersani. Si può dire che nel 2009, quando è stato eletto Bersani, si è fatto così:

  1. Prima fase riservata agli iscritti al partito per “pre-selezionare” la candidature.
  2. Elezioni primarie per i candidati al ruolo di segretario, aperte a tutti i cittadini che volevano partecipare, firmando il consenso al trattamento dei dati e versando 1 euro; con queste elezioni si votava il candidato, ma si eleggevano in realtà dei delegati all’assemblea nazionale, come tendenzialmente succede in USA.
  3. I delegati, riuniti all’assemblea nazionale, hanno eletto il segretario.

Le fasi, che sembrano un po’ macchinose, in realtà servono ad equilibrare il contributo degli iscritti e quello degli elettori. Di fatto è stato eletto Bersani, che ha vinto le primarie con oltre il 50% dei voti, contro Franceschini e Marino. Ragionevolmente, solo se avesse preso meno del 50% dei voti, i delegati all’assemblea nazionale avrebbero potuto modificare il risultato delle primarie, perché avrebbero dovuto accordarsi tra loro per dare una maggioranza ad una persona. D’altra parte, la prima fase riservata agli iscritti serve proprio ad evitare il proliferare di candidati e ad ammettere alle elezioni primarie solo quelli che abbiano passato il vaglio del partito e che abbiano un minimo di consenso.

In definitiva, a mio avviso, complicato, ma equilibrato. Tra l’altro, complicato solo per gli iscritti al partito, ma per i comuni elettori in realtà molto semplice: vai, firmi, voti. Basta.

Potrebbe aprirsi una discussione molto importante sul fatto che si vocifera vogliano cambiare queste regole, eliminando le primarie aperte agli elettori, addirittura risevandole ai soli iscritti. Probabilmente la aprirò in un qualche post successivo. Ma anticipo che lo troverei scandaloso.

La (tragica) situazione del PD

lunedì 22 aprile 2013

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Oggi ho scritto una lettera ad alcuni amici, e la riporto in parte qui, opportunamente adattata.

Scrivo questo post col cuore in mano e con un enorme peso che ancora mi grava sullo stomaco dopo gli eventi politici di questi ultimi giorni: la pessima idea di candidare Marini, l’impallinatura di Prodi, la prospettiva di un governo di larghe intese con Berlusconi. Negli ultimi tempi ho discusso con molti amici, sentendo una sensibilità ed una passione ma avvertita prima.

Io continuo a credere che solo un grande partito di centrosinistra possa vittoriosamente contrapporsi alla destra di Berlusconi e offrire un’alternativa migliore al facile populismo di Grillo. Di partitini di sinistra, divisi e capaci solo di contrapporsi e restare all’opposizione senza mai governare, ne abbiamo avuti fin troppi.

Prendo atto che Il PD è spappolato. Bisogna solo capire cosa succederà, tra le alternative possibili.

Io ho deciso di non stare a guardare, non lasciare che i soliti furbi si impadroniscano del mio futuro e di impegnarmi al massimo, per quanto posso, per fare in modo che ne venga fuori qualcosa di buono. La versione breve è: al congresso, l’unica speranza è Civati e, per quanto possibile, mi impegnerò per lui. La versione lunga (ma non troppo) continua qui di seguito. (altro…)


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