Archivio della Categoria 'Politica'

La bugia sull’innalzamento graduale dell’età pensionabile

giovedì 8 dicembre 2011

Ci stanno vendendo un enorme bugia, cioè quella sul presunto graduale innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Ci dicono che passa a 62 anni subito, poi gradualmente a 66 entro il 2018, ma ho fatto due conti e gli effetti sono ben diversi.

Gli effetti sono che l’età pensionabile viene portata di botto a 63 e 6 mesi per le donne nate nei primi 6 mesi del 1952, a 65 anni per quelle nate nei secondi 6 mesi del 1952, a 66 anni per le donne nate dal 1953 in poi.

Infatti, considerando il modo col quale è previsto che l’età pensionabile cresca gradualmente, il risultato è questo: una donna nata a Gennaio del ’52 è la prima degli sfortunati, dato che non arriva a 60 anni nel 2011; purtroppo per lei, non raggiunge neanche i 62 anni entro il 2013; poi, nel 2014, il limite passa a 63 anni e 6 mesi, che la poveretta raggiunge a fine 2015. Peggio va a chi è nato nella seconda metà del 1952 (come mia madre), perché, non arrivando a 63+6 entro la fine del 2015, nel 2016 scatta il nuovo limite di 65 anni, che viene infine raggiunto a fine 2017. Chi è nato dal 1953 in avanti, non taglia neppure questo traguardo, perché dal 2018 l’età si alza a 66 anni.

Tutto ciò senza considerare l’adeguamento obbligatorio del limite di età alle aspettative di vita. Se sarà applicato, la situazione potrebbe peggiorare decisamente, facendo mancare i traguardi intermedi, già così raggiunti molto al limite, anche per i nati nel ’52. In ogni caso, se non sarà applicato, è già stabilito per legge che dal 2021 il limite diventerà 67 anni.

In tutto questo, il più grosso pomo della discordia è il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione, anziché l’innalzamento dell’età pensionabile. Come sempre, contano di più i diritti già acquisiti rispetto a quelli ancora da acquisire. Personalmente, trovo anche scandaloso che si faccia tutto questo scalpore per il mancato adeguamento delle pensioni sopra i 1000 EUR, che stanno diventando 1300 EUR, quando i giovani lavoratori hanno stipendi simili (mia moglie, ad esempio) e per avere aumenti di molto inferiori all’inflazione devono fare, nel caso più fortunato, cioè quando hanno un sindacato che fa veramente i contratti nazionali, ore e ore di sciopero. Se, invece, sono precari, stanno zitti e basta.

La manovra “salva Italia”

lunedì 5 dicembre 2011

A proposito di quello che ruota intorno alla manovra “salva Italia” varata dal neo consiglio dei ministri di Monti, qualche mese fa, e solo qualche post fa, scrivevo sulla manovra di Agosto:

Mi sento offeso dal fatto che il PD ritiene che il contributo di solidarietà vada a colpire il ceto medio. Scusate, ma 90.000 EUR di reddito all’anno per una persona a me non sembrano da ceto medio.

Ora, di nuovo, il PD è contento che non abbiano aumentato l’aliquota IRPEF (così ha detto Bersani da Fazio): non le due più alte, neppure soltanto l’ultima più alta. Sono di nuovo enormemente scandalizzato ed offeso. Ceto medio a chi? Ma davvero continuerò a votare questi qua? Siate almeno scandalizzati, anche se poi dovrete votare per senso di responsabilità.

L’altra cosa che mi fa rabbia del contorno alla manovra è che ora ci toccherà sopportare i sindacati che, prendendo soldi dai pensionati iscritti, chiedono ai lavoratori di scioperare per protesta contro la mancata indicizzazione delle pensioni (tra l’altro, escludendo non solo le minime, ma anche quelle fino a circa 1000 Euro, che saranno tutte indicizzate). Già hanno iniziato CISL e UIL (almeno dei metalmeccanici) con 2 ore di sciopero domani 6 Dicembre. Ma dov’erano questi sindacati quando si andava in pensione prestissimo e con pensioni altissime? Adesso chiedono solidarietà tra categorie, ma a quel tempo? E dove sono i sindacati quando c’è da protestare per i precari, le partite IVA finte, etc.? Per una volta si colpisce (anche) chi i privilegi li ha già goduti, e non solo chi li deve ancora avere e non li avrà mai, e devo anche protestare, rimettendoci il mio stipendio?

Le cose che mi fanno rabbia della manovra, invece, sono quelle che non ci sono, e quelle che potevano esserci. Ma soprattutto il fatto che mia madre, che avrebbe maturato il diritto alla pensione tra meno di un anno, dovrà aspettarne altri tre, quando chi è nato 7 mesi prima di lei è in pensione già da un anno. Questo significa che la riforma non è strutturale, altrimenti l’innalzamento sarebbe stato graduale, ma d’emergenza. E per i giovani che desiderano dei figli, non poter contare sui nonni è una mezza tragedia, dato che i servizi sono quasi inesistenti.

 

Sanremo e politica

domenica 20 febbraio 2011

Roberto Vecchioni, con la sua canzone che parla di operai e scuola; i Modà con Emma, loro nuovo fenomeno commerciale e lei uscita dalla trasmissione Amici di Maria De Filippi; Al Bano, il cantante tradizionale che fa contente le famiglie.

In sintesi, diciamo pure la sinistra, la destra e il terzo polo.

Col televoto, sistema di voto molto discusso e al quale è abituato soprattutto il pubblico giovane che segue programmi come X-Factor e Amici, ha vinto Vecchioni, la sinistra. Per quel che mi riguarda, vale di più di qualsiasi sondaggio.

Gran brutto segno per Berlusconi.

Prossima fermata Bologna

domenica 9 gennaio 2011

Prossima fermata Bologna.

16 gennaio 2011
Sala Scalo, Multisala Nosadella, Via Berti 2/7, Bologna
www.prossimaitalia.it

Scusate se si fa satira (*)

venerdì 19 novembre 2010

Video spettacolare sulle dimissioni di Berlusoni. Dichiaratamente satirico.

(*) titolo copiato da Gilioli, che nel suo post osserva molto acutamente come oggi ci si senta in dovere di scusarsi persino se si sa satira.

Gianfranco Fini vs. Beppe Grillo

sabato 25 settembre 2010

Entrambi interessanti.

Civati alla direzione nazionale del PD

sabato 25 settembre 2010

Sarà servito a qualche cosa questo intervento di Civati alla direzione nazionale del PD?

Lo spero, ma non lo credo.

Sul caso Cosentino

giovedì 23 settembre 2010

Riporto le parole di Gilioli:

Eccoli qui, i parlamentari italiani che applaudono se stessi per aver negato a un giudice la possibilità di utilizzare intercettazioni su un politico vicino al premier che cinque pentiti indicano come camorrista.

Mettere i bastoni tra le ruote alla giustizia incaricata di scoprire se un uomo del premier è o no un malavitoso, e poi compiacersene applaudendosi.

Ditemi se non è questa la vera, grande antipolitica in Italia.

Pedaggio a Ferrara Sud

domenica 4 luglio 2010

Con decreto legge, visto che era “urgentissimo”, si è stabilito che all’entrata e all’uscita dei caselli che danno su raccordi gestiti dall’ANAS, come è il caso di Ferrara Sud, si applichi un aumento forfettario di 1,00 EUR (per le auto), con le modalità descritte qui. Questo in attesa che vengano costruiti i caselli lungo il raccordo stesso.

Nel caso specifico di Ferrara Sud, invece di far pagare il pedaggio lungo il raccordo Ferrara-Lidi a chi effettivamente la percorre, si vanno a punire soprattutto i pendolari che, come me, tutti i giorni fanno il tratto Ferrara Sud – Bologna, senza fare neppure un km del raccordo.

Tradotto, andrò a pagare qualcosa come 250,00 EUR in più all’anno per un servizio del quale non usufruisco, mentre la maggioranza di quelli che ne usufruiscono potranno tranquillamente continuare ad andare al mare partendo da Ferrara, senza passare dal casello e senza pagare una lira (o un euro). Non si può accettare.

Già Ferrara offre poco o nulla dal punto di vista professionale, poi chi sceglie comunque di abitare in questa città anche se non può lavorarci viene vessato in questa maniera.

Non è difficile trovare soluzioni alternative. Ecco alcuni esempi:

  • Chi ha la residenza nel comune di Ferrara e in altri comuni serviti dal casello Ferrara Sud può presentare un permesso per evitare di pagare l’euro aggiuntivo; realizzabile immediatamente.
  • Fare un unico casello ad esempio subito dopo Gualdo per prendere il pedaggio solo a chi effettivamente utilizza la strada.
  • Utilizzare il metodo dell’adesivo sul parabrezza, come in Svizzera, Austria, etc. per riscutere il pedaggio senza dover spendere per costruire e far funzionare il casello.
  • Riscuotere l’euro aggiuntivo (o anche di più per compensare) solo nel fine settimana, per non punire gli spostamenti di lavoro.

Dicono che non mettono le mani in tasca agli Italiani, ma permettono all’ANAS di sfilare dalle mie tasche circa 250,00 in un anno. E non sono soldi che vanno per il miglioramento del servizio, ma vanno a coprire i tagli di fondi che lo Stato passa all’ANAS stessa.

Fortunatamente, qualcosa si muove per organizzarsi contro questa assurdità: il forum FeSudNoTax. C’è anche un gruppo su Facebook per cercare di diffondere il più possibile la protesta.

Ciampi, Berlusconi e Napolitano

domenica 21 marzo 2010

Su Il Fatto Quotidiano è apparso qualche giorno fa un articolo nel quale Scalfari racconta dei rapporti tra Berlusconi e Ciampi quando quest’ultimo era Presidente della Repubblica. Il messaggio a Napolitano, perché anche lui prenda più coraggio e si rifiuti di firmare leggi assurde, è chiarissimo.

Avevo sentito uno stralcio dell’articolo durante la rassegna stampa del mattino su Radio3, ma poi ho visto (via ilsenzatetto) che è stato pubblicato integralmente sul blog de Il Fatto Quotidiano.
Ne riporto uno stralcio, ma invito a leggerlo integralmente, perché oltre ad un richiamo a Napolitano c’è anche un ulteriore approfondimento della figura di Berlusconi e del suo modo di trattare con gli altri.

Lo stralcio riguarda la legge Gasparri.

E cosa succede al Quirinale? Qui il ritratto tratteggiato a quattro mani da Scalfari e da Ciampi resta in equilibrio sospeso fra la farsa e il dramma: “La colazione era da poco iniziata – racconta ancora Scalfari – quando Ciampi informò il suo ospite del suo proposito di rinviare la legge alle Camere, come la Costituzione lo autorizza a fare motivando le ragioni del rinvio e i punti della legge da modificare. Berlusconi non si aspettava quel rinvio. Si alzò con impeto e alzò la voce dicendo che quella era una vera e propria pugnalata alla schiena. Ciampi (così il suo racconto) restò seduto continuando a mangiare ma ripeté che avrebbe rinviato la legge al Parlamento. L’altro gli gridò che la legge sarebbe stata comunque approvata tal quale e rinviata al Quirinale”. Le battute del premier sono feroci: “Ti rendi conto che tu stai danneggiando Mediaset e che Mediaset è una cosa mia? Tu stai danneggiando una cosa mia”. La risposta di Ciampi non è da meno: “Questo che hai appena detto è molto grave. Stai confessando che Mediaset è cosa tua, cioè stai sottolineando a me un conflitto di interessi plateale. Se avessi avuto un dubbio a rinviare la legge, adesso ne ho addirittura l’obbligo”. Conclusione di Berlusconi: “Allora tra noi sarà guerra e sei tu che l’hai voluta. Non metterò più piede in questo Palazzo”.