Elezioni 2018

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A due giorni dal voto ho deciso di dichiarare per chi voterò questa volta: Liberi e Uguali.

Avevo già da tempo deciso di non votare PD; potrei sbagliarmi, non so, però proprio il bilancio della legislatura precedente mi ha convinto che non potevo più dare il mio voto a quel partito. Su questo punto preciso potrei dilungarmi a lungo, ma ne ha scritto bene Luca Sofri qui, e prendo per buone le sue parole. Riporto giusto la conclusione, ma è interessante tutto il pezzo:

Non votare il Partito Democratico non significa “fare il gioco dei fascisti, o dei grillini”: significa dire “fate le cose meglio e ne riparliamo”; significa dire “il mio voto non è gratis”; significa dire “not in my name”; significa dire “se volevi convincermi candidavi Luigi Manconi invece di Tommaso Cerno” (non ho niente contro Tommaso Cerno, ma ce l’ho con un partito che decide i candidati senza nessuna ragione comprensibile); significa dire “devi smettere di approfittartene, e piantarla con questo ricattino”. Significa dare un valore lungimirante e costruttivo all’astensione, o al voto per candidati dignitosissimi fuori dal PD.
Da zero a dieci tutti gli altri sono partiti tra il 2 e il 4: bocciati senza dubbio. Il PD è tra il 5 e il 6: in questi casi certi professori promuovono “per incoraggiamento”, certi bocciano sperando che impari qualcosa e faccia meglio l’anno prossimo. Hanno buone ragioni entrambi: quando si tratta di ragazzi al liceo io di solito sto coi primi, quando si tratta di gente che ci marcia e destini di tutti quanti sono ogni volta molto indeciso.

Dunque, appurato che non volevo votare turandomi il naso ed escludendo categoricamente l’ipotesi di astenermi, le scelte che rimangono sono due: votare chi mi convince di più o dare un “voto utile“.

Per me il voto utile, in questa fase, sarebbe votare chi ha più speranza di rompere gli equilibri e magari consegnarci un Paese con un quadro politico più contendibile. In altre parole, il Movimento 5 Stelle. Non me la sento. E’ troppo. Sono talmente tanti, in questo momento, i punti di divergenza con loro, sui contenuti e sul metodo, che proprio non ce la faccio. Il fatto stesso che io l’abbia seriamente preso in considerazione, per chi mi conosce, è rappresentativo della situazione nella quale siamo arrivati.

Per una volta nella vita, quindi, scelgo di votare chi mi convince di più, cioè Liberi e Uguali. Sia ben chiaro che non tutto mi convince completamente, ci sono tante cose che mi lasciano perplesso. Rimane però la formazione politica che mi convince di più, la più distante dalla destra xenofoba o razzista o fascista o oscurantista o Berlusconi e al contempo capace di proporsi come forza di governo, non solo di opposizione. E il programma è largamente condivisibile.

Non nascondo poi che l’aver conosciuto e l’aver in parte affiancato in questa campagna elettorale le candidate di Liberi e Uguali nel mio collegio, Irene Bregola alla Camera ed Eulalia Grillo al Senato, mi ha tolto ogni dubbio: due belle persone che meritano il mio voto.

Infine, giusto mentre scrivevo questo post, mi è arrivato un messaggio che mi segnalava questo video, e i dubbi sono finiti. In fondo, solo da loro ho sentito parlare di governare la grande trasformazione indotta dall’automazione e dall’intelligenza artificiale; ci lavoro tutti i giorni, so cosa significa e quanto sia importante.

La grande transizione matrioska

La politica serve solo se affronta questioni planetarie. La sinistra serve solo se lavora perché la grande transizione porti giorni migliori per i molti e non per i pochi.

Pubblicato da Giuseppe Civati su venerdì 2 marzo 2018

 

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