Cosa ci resto a fare nel PD?

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Alcuni recenti eventi di natura personale mi stanno facendo riconsiderare le mie priorità; a questi si aggiungono alcuni eventi politici. Il tutto mi porta a domandarmi: cosa ci resto a fare nel PD?

Ci sono due eventi politici importanti che mi sconfortano: la legge di stabilità e la decadenza del Sindaco di Roma, Ignazio Marino.


Condivido molte cose che sta facendo il governo Renzi, una su tutte la riforma delle legge elettorale. Altre non le condivido per niente (ad esempio lo Sblocca Italia e il Jobs Act), ma pensavo che fossero compromessi necessari per portare a casa risultati importanti. Solo che, mentre le norme sulle Unioni Civili sono ferme al palo, siamo arrivati al momento del conto, cioè alla legge di stabilità. Se quelli erano compromessi, adesso dovremmo raccoglierne i frutti; ma dove sono? Nella legge di stabilità, al contrario, vengono traditi troppi principi nei quali credo e nei quali credeva Renzi stesso: erano il suo programma quando è diventato Segretario del PD – che, per inciso, al momento è la sua unica vittoria a livello nazionale, non essendosi presentato ad elezioni.

Tre in particolare:

  1. la manovra finanziata a debito, anziché con un serio taglio degli sprechi (la spending review è finita dimenticata);
  2. i fondi utilizzati per togliere le tasse sulla prima casa, anziché abbassare le ben più alte e fastidiose (per chi le paga) tasse sul lavoro;
  3. la soglia di utilizzo del contante, che si vuole far passare da 1000 a 3000 Euro.

Mentre nel 2013 scriveva: “Noi arriveremo al semestre europeo con il bilancio a posto, ma non perché ce lo chiedono le istituzioni: lo faremo per i nostri figli”, “Il Pdl sul fisco ci ha inchiodato per mesi solo su Imu e Iva. E abbiamo visto i risultati. […] Il problema non è il contante o l’Imu. È il nostro fisco che va radicalmente rivoluzionato”, “investire […] sul pagamento oltre al contante”.

Sulla vicenda romana, trovo allucinante che un commissario abbia autonomamente imposto le dimissioni dei consiglieri comunali per evitare di passare da un chiarimento pubblico in Consiglio. Un commissario, non il segretario; un commissario, senza alcun organo a sostegno (Segreteria, Direzione, Assemblea) e senza consultarsi coi Circoli. Cosa rimane degli organi del partito? Dove stanno le procedure e le garanzie? Non sapremo mai chi è stato a sfiduciare Marino e perché, dato che il tutto è rimasto opaco.
In questo non sono il solo, nel PD, ad essere molto perplesso; questa ad esempio è la posizione di ReteDem. Ma basta?

Io mi ero iscritto al PD e ho deciso di impegnarmici perché era lo strumento che mi pareva migliore per esercitare il mio impegno civico, per dare il mio contributo a cambiare in meglio questa società. Ora devo seriamente e serenamente pensare se è ancora così; se il buono che rimane, che vedo concentrato a livello a livello locale, è ancora abbastanza.

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