La bugia sull’innalzamento graduale dell’età pensionabile

Ci stanno vendendo un enorme bugia, cioè quella sul presunto graduale innalzamento dell’età pensionabile delle donne. Ci dicono che passa a 62 anni subito, poi gradualmente a 66 entro il 2018, ma ho fatto due conti e gli effetti sono ben diversi.

Gli effetti sono che l’età pensionabile viene portata di botto a 63 e 6 mesi per le donne nate nei primi 6 mesi del 1952, a 65 anni per quelle nate nei secondi 6 mesi del 1952, a 66 anni per le donne nate dal 1953 in poi.

Infatti, considerando il modo col quale è previsto che l’età pensionabile cresca gradualmente, il risultato è questo: una donna nata a Gennaio del ’52 è la prima degli sfortunati, dato che non arriva a 60 anni nel 2011; purtroppo per lei, non raggiunge neanche i 62 anni entro il 2013; poi, nel 2014, il limite passa a 63 anni e 6 mesi, che la poveretta raggiunge a fine 2015. Peggio va a chi è nato nella seconda metà del 1952 (come mia madre), perché, non arrivando a 63+6 entro la fine del 2015, nel 2016 scatta il nuovo limite di 65 anni, che viene infine raggiunto a fine 2017. Chi è nato dal 1953 in avanti, non taglia neppure questo traguardo, perché dal 2018 l’età si alza a 66 anni.

Tutto ciò senza considerare l’adeguamento obbligatorio del limite di età alle aspettative di vita. Se sarà applicato, la situazione potrebbe peggiorare decisamente, facendo mancare i traguardi intermedi, già così raggiunti molto al limite, anche per i nati nel ’52. In ogni caso, se non sarà applicato, è già stabilito per legge che dal 2021 il limite diventerà 67 anni.

In tutto questo, il più grosso pomo della discordia è il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione, anziché l’innalzamento dell’età pensionabile. Come sempre, contano di più i diritti già acquisiti rispetto a quelli ancora da acquisire. Personalmente, trovo anche scandaloso che si faccia tutto questo scalpore per il mancato adeguamento delle pensioni sopra i 1000 EUR, che stanno diventando 1300 EUR, quando i giovani lavoratori hanno stipendi simili (mia moglie, ad esempio) e per avere aumenti di molto inferiori all’inflazione devono fare, nel caso più fortunato, cioè quando hanno un sindacato che fa veramente i contratti nazionali, ore e ore di sciopero. Se, invece, sono precari, stanno zitti e basta.

2 Commenti a “La bugia sull’innalzamento graduale dell’età pensionabile”

  1. giovanna scrive:

    Vorrei lanciare un appello dato che anche io sono tra le sfortunate lavoratrici che non vedranno la pensione per molto: sono del 1956 ho iniziato a lavorare a 18 anni e mezzo. Non sono riuscita ad uscire dal lavoro nella famosa finestra del 1997 per pochi mesi e a questo punto sono caduta nella attuale riforma. Se e quando potrò avere i requisiti il calcolo sarà contributivo e non retributivo come mi spettava. La mia salute non è delle migliori e mi sto prendendo cura di un genitore anziano e handicappato. Anche altri lavoratori/trici sono messi male. Cosa aspettiamo ad unirci e a far valere i diritti delle gente onesta? Oggi in Tv hanno dedicato l’apertura della trasmissione Italia sul Due proprio ai lavoratori della nostra generazione che in tutto questo calderone vengono ingiustamente vessati. Basta! Forse chi ci governa aspetta che tiriamo le cuoia così incamera la nostra pensione!

  2. settolo scrive:

    Giovanna, per correttezza devo precisare che, da quel che mi risulta, la tua pensione sarà conteggiata col metodo contributivo solo per gli anni seguenti all’entrata in vigore della riforma, mentre per gli anni precedenti godrai del sistema retributivo.

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