Avventura (e scoperte sulle FS)

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Ieri, o forse sarebbe meglio dire “ieri notte”, ho vissuto un’avventura notevole. Protagonista indiscussa, manco a dirlo, la mia giacca a vento di Luna Rossa appena comprata. Attore co-protagonista, la mia distrazione.
Chi ha fretta di vedere alcune foto notturne di Venezia, può continuare facendo click su “continua a leggere” e scorrere fino alla fine del post. Chi vuole scoprire come sono finito a Venezia, può continuare a leggere e basta. Ma sappia che è molto lungo.

Si diceva che la protagonista è la mia giacca, insieme alla mia distrazione. Infatti, sceso dal treno e pronto con le chiavi in mano per accendere lo scooter, scopro l’atroce verità: la giacca era rimasta sul treno. La mia giacca di Luna Rossa, tanto desiderata e tanto pagata (e della quale tanto avevo scritto qui sul blog) dimenticata sul treno. Imperdonabile.

Colto dallo sconforto, cerco una soluzione. In biglietteria neanche a parlarne, c’era una coda lunghissima. Mi dirigo, allora, nell’ufficio dei dirigenti ferroviari e chiedo, imploro, che facciano qualcosa per ritrovarmi la giacca. Una persona gentilissima e disponibilissima, nonostante fosse decisamente impegnato col lavoro (ma nessun treno si è scontrato, quindi tutto ok), prende a cuore la questione e cerca di risolverla: telefona prima al capo treno, che però è bloccato sul locomotore e non si può spostare per cercare la giacca; poi al controllore che però non risponde; poi mi dà il numero del servizio oggetti smarriti di Venezia, stazione di arrivo del treno che portava il prezioso oggetto.

In tutto questo scopro un po’ di cose interessanti: per risparmiare, le FS fanno viaggiare i treni con un macchinista in meno, così che il capo treno è obbligato a rimanere nel locomotore e non sul treno (ma che capo treno è, mi chiedo?); sempre per risparmiare (ma questo mi è parso di intuirlo solo dopo, in un’altra fase della vicenda) molto spesso non c’è neppure il controllore (ecco perché non rispondeva: è probabile che non ci fosse).
Quindi, su molti treni non è che il controllore non passa, proprio non c’è. Dato che il capo treno è confinato sulla motrice, quanti ci saranno a non pagare il biglietto? Che poi, se succede qualcosa, un imprevisto qualsiasi, un malore di un passeggero, sul treno non c’nessuno da avvisare.

La telefonata seguente, all’ufficio oggetti smarriti di Venezia, mi svela un’altra amara verità: non esiste più l’ufficio oggetti smarriti di Venezia. E’ diventato solo ufficio bagagli.

Disperato, provo alla biglietteria, ché nel frattempo la coda era stata smaltita. L’impiegata mi risponde con fare scocciato e tono maleducato; chiedo, allora, almeno un numero di telefono di Venezia (dell’assistenza clienti, ad esempio) e, in tutta risposta, vengo indirizzato al numero unico nazionale delle FS (peraltro, pare, costosissimo). La biglietteria di Ferrara, nel complesso, è quella che si è comportata peggio. Anche peggio dei secondi classificati, l’amministrazione delle FS. Credo che la biglietteria fosse l’unico ufficio che avrebbe veramente dovuto darmi delle risposte, l’unico col quale avrei dovuto parlare; invece, è stato l’unico ufficio che non ha fatto nulla.

La chiamata al numero nazionale, ovviamente, non sortisce alcun effetto: la voce guida mi presenta 5 alternative tra le quali scegliere, ma nessuna faceva al caso mio; provo a non scegliere nulla e, fortunatamente, vengo passato ad un operatore; incontro un po’ di resistenza che si manifesta nel trincerarsi dietro l’ennesima amarissima verità, ennesima dimostrazione della pessima amministrazione delle FS, impegnata ad abbellire le stazioni (tutta immagine), ma che distrugge i servizi ai clienti.
La scoperta, questa volta, è che non solo non esiste più il servizio oggetti smarriti a Venezia, ma non esiste proprio più questo servizio nelle FS. Gli oggetti che l’azienda delle pulizie trova sui treni vengono portati al comune dove il treno riposa la notte e là sono da recuperare.
Lo ripeto perché è così assurdo che non può essere creduto: gli oggetti smarriti sui treni vengono portati in comune. Insieme a tutti gli altri oggetti smarriti in città.
A questo punto, le mie possibilità di ritrovare la giacca erano diventate praticamente nulle.
Tuttavia, l’operatore si impietosisce e si decide a darmi, smentendo l’affermazione precedente secondo la quale non era possibile, il numero del centro assistenza di Venezia. Nonostante la bugia, lo ringrazio, sempre meglio dello schifo FS e della biglietteria di Ferrara.

Inizia allora l’odissea per cercare di contattare gli incontattabili. Il numero telefono suona, ma nessuno risponde. Ogni tanto squilla occupato, ma poi nessuno risponde. Provo a richiamare il numero di Venezia datomi inizialmente (quello dell’ufficio bagagli) e chiedo direttamente a loro il numero del centro assistenza clienti di Venezia: mi danno due numeri, uno dei quali era quello che avevo già, ma nessuno dei due risponde. Entrambi, ogni tanto, suonano occupato. L’ufficio bagagli, tra l’altro, mi aveva detto che l’ufficio assistenza avrebbe chiuso circa 45 minuti dopo.
Ritorno, poi, alla famigerata biglietteria di Ferrara, ormai in chiusura. Supplico che mi diano il numero di qualcuno di Venezia, ma continuano a rimandarmi al numero nazionale. Il dialogo surreale suona più o meno così:
IO: Non avete il numero di qualcuno di Venezia, dato che il numero nazionale l’ho già provato e non mi sono stati utili?
LORO (con tono seccato): No, mi spiace, ma può chiamare il numero nazionale
IO: Ma prima avevate detto di avere qualche numero di Venezia e che però era meglio sentire il numero nazionale
LORO (con tono seccato e maleducato): No, ma può chiamare il numero nazionale
IO: Ma se vi ho detto che l’ho già fatto e non mi è stato utile…
LORO (con tono seccato, maleducato e frettoloso): Non abbiamo numeri da dare, ma può chiamare il numero nazionale
IO: Ma allora mi prendete in giro? I numeri li avete e non me li volete dare, l’avete detto prima. Quello nazionale vi ho detto che non serve! Ma cosa vi costa? Dite solo che non potete o volete darmi quel numero, ma lasciate perdere il numero nazionale! %&###! £$%*# (andandosene)

Ormai sono ai tentativi della disperazione. Torno dal dirigente ferroviario e chiedo, per piacere, di riprovare a contattare il treno. Il controllore non risponde ancora. Ma ottengo che chieda al capo treno di provare a cercare sul treno una volta fermatosi a Venezia. Mi promette di farsi dire qualcosa, di passare la nota ai colleghi seguenti e di farmi sapere qualcosa il giorno successivo. Ringrazio e ricomincio a sperare.

Poi telefono ai miei genitori, che mi buttano di nuovo il morale a terra. Le speranze sono così flebili che, su loro suggerimento, mi decido al grande passo: la Polizia Ferroviaria. Non l’avrei mai detto, ma è stato il passo risolutivo. Meriterebbe quasi un post a parte, ma eviterò.

Mi affaccio dalla finestra, mi vedono, mi aprono, mi guardano e mi dicono: aspetta che vado a prendere i soldi. Per un attimo temo di essermi infilato in qualche situazione strana, poi capisco: stavano aspettando le pizze. Pizze che i due simpatici e disponibili poliziotti mangeranno fredde gelate dopo aver perso almeno mezz’ora con me: GRAZIE, G-R-A-Z-I-E.
La prima telefonata è al capo treno che ci consegna la magica notizia: ha trovato la giacca, ben prima dell’arrivo a Venezia. Ormai credo che i problemi siano finiti, ma è un grosso errore.
Inizia, infatti, il balletto dello scarica barile. A livelli, però, che non immaginavo potessero esistere. Nessuno vuole prendersi la mia giacca. Il controllore non sa a chi darla, gli uffici a Venezia non rispondono, il servizio oggetti smarriti non esiste più, le pulizie non si sa chi le faccia; mi sembrava di assistere ad un delirio collettivo.
Il gentilissimo poliziotto, allora, prova a contattare i colleghi di Venezia, ma neppure loro ne vogliono sapere. Solo dopo una grossissima insistenza, 30 minuti di telefonata, essersi fatti rimbalzare più volte da varie persone, aver chiesto un favore personale (lui diceva: “il viaggiatore è qui di fronte a me ora, si tratta solo di fare un favore ad una persona, lo so che non ci compete etc.”) ci si è arrivati in fondo. A patto di andare subito a Venezia a recuperare la giacca.

Così, salgo sul primo treno per Venezia, arrivo alle 23.03, recupero la giacca, mi concedo un breve giro verso il ponte di Rialto (però non raggiunto) indossando la giacca, un gelato, e alle 00.04 salgo sul treno che mi riporta a Ferrara per le 2 di notte.

Infine, un paio di foto dell’avventura, visibili, insieme ad altre, nella mia galleria o come presentazione.

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6 Commenti a “Avventura (e scoperte sulle FS)”

  1. Sara scrive:

    ….vedi cosa succede a comprare le giacche da fighetto??? 🙂

  2. the dancer scrive:

    molto ben raccontata…meno male che l’hai ritrovata, sennò la “cascetta” di questi giorni sarebbe aumentata a dismisura!!!ghghghgh

  3. ness1 scrive:

    Pur’io ieri ero a VE (suonavoleggevo in Campo San Giacometo…)!
    CiaU

  4. Silently scrive:

    Sono AMMIRATA dalla tua perseveranza e soprattutto dalla tua pazienza, io avrei sfasciato tutto dopo i primi 5 minuti..

  5. Caleidoscopio scrive:

    Bravo, così ci piaci.

    A parte la disavventura, Venezia è o non è magica di notte? E’ una delle cose più belle che io abbia mai visto.

  6. Saint Andrés scrive:

    Mamma mia!
    Penso che te la ricorderai bene questa giacca, per un bel po’ di tempo!


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