Archivio di novembre 2005

Innamoramento a termine

martedì 29 novembre 2005

Questo articolo di Repubblica prova a dare una conferma scientifica di quello che tutti sanno e fingono di dimenticare (e che era il mio cavallo di battaglia in tante discussioni): l’innamoramento finisce presto, mediamente in un anno.

Ne consegue che l’unica possibilità, per chi desidera provare sempre quella sensazione, è non fermarsi mai. Ne consegue che, alla ricerca dell’amore “vero”, si finisca col divorzio.
Difficile dire se è meglio accettare l’idea che la relazione si trasformi in qualcosa di diverso, magari altrettanto bello, e accontentarsi o continuare a sognare. Due strade completamente diverse.

Una cosa è certa, però: si aspetti almeno un anno prima di sposarsi.innamoramentoseparazionimatrimonioironia

Internet point fiorentini

martedì 29 novembre 2005

Mi pare di dover accostare due notizie un po’ vecchiotte, ma tra loro legate, visto anche che Alberto pare abbia abbandonato l’argomento.

Mi limito quindi a segnalare il post de L’Indignato che pubblica la lettera di Valentina, arrabbiata perché è l’unica ad applicare in modo restrittivo la norma sugli internet point. In pratica, lei perde clienti perché chiede a tutti un documento valido da conservare, mentre i suoi concorrenti fanno affari d’oro limitandosi a non applicare la nuova norma.

Accanto a questo, l’articolo su Punto-Informatico in cui si parla dei controlli che, finalmente, sono stati svolti a Firenze e che hanno riequilibrato la situazione.

Senza entrare nel merito dell’utilità o meno della normativa in questione, questo è un bell’esempio di come, per un volta, fare i furbi non abbia ripagato. Valentina, che si lamentava di come a fare le cose in regola ci si rimettesse, penso che ora possa essere un po’ più contenta.Legge 155netpointterrorismoFirenze

P2P come il terrorismo

lunedì 28 novembre 2005

p2p terrorismo
Si parla delle normative europee che riducono il diritto alla riservatezza in nome della lotta contro il terrorismo.

le normative anti-terrorismo sono infatti un pericoloso compromesso tra libertà personali ed esigenze di sicurezza: come scrivono gli esperti dell’Open Rights Group (ORG) l’idea che questo compromesso possa essere ritenuto accettabile anche per la lotta al P2P è inquietante.

Il resto su Punto-Informaticop2pterrorismoeuropa

Flessibilità inglese

lunedì 28 novembre 2005

Si parlava della differenza tra flessibilità e precarietà, concludendo che il costo della precarietà dovesse essere sostenuto (o in qualche modo controllato e ripartito in modo equo) dallo stato.
Sembra una richiesta irrealizzabile, assurda e comunista, ma non è così e basta qualche esempio per capirlo.

Pur senza conoscerne i dettagli, so che nel Regno Unito esiste la possibilità di licenziare qualcuno dichiarandolo redundant (ridondante). Se una particolare mansione non è più richiesta, l’azienda può licenziare chi se ne occupava. Qualcosa di simile alla nostra cassa integrazione con una differenza fondamentale: in cassa integrazione non si è ancora licenziati e si continua a sperare che l’azienda si riprenda dalla crisi, in questo caso si inizia subito a cercare un altro lavoro.
Inoltre, un’azienda può utilizzare questo sistema anche se non ha il minimo problema, l’unico vincolo è che non può assumere nessun’altro nello stesso incarico per un certo periodo di tempo.

Ecco che il lavoro è estremamente precario per tutti e le aziende sono libere di licenziare chiunque in qualunque momento. Chi viene licenziato però, continua a percepire il suo stipendio (o una parte di esso).
Non solo. L’azienda che licenzia continua a pagare fino a che il licenziato non ha trovato un altro lavoro e ha, quindi, enorme interesse ad aiutare il suo ex dipendente. Si incrementa così la flessibilità del mercato del lavoro.

Lo stato è il garante del gioco ed è lui che, quindi, se ne sobbarca il peso. Addirittura, nel caso in cui l’azienda non possa pagare chi è stato licenziato, interviene direttamente.precarietàflessibilitàlavoroUKredundancy

Cara vecchia chat

lunedì 28 novembre 2005

Tacchino

Ieri ho riscoperto un antico piacere, che pensavo fosse ormai dimenticato.
Ho trovato una chat piacevole da frequentare, nonostante l’interfaccia scadente come tutte quelle basate sul web (ma meglio del solito).

Forse solo i cari vecchi amici di #bongocity potranno cogliere, ma passare il pomeriggio intero a takkinare (con la k) è stato sorprendente.

Buon takkinamento a tutti.takkinarechat

lunedì 28 novembre 2005

Ice white rose
by Katia BR

Flessibilità o Precarietà

giovedì 24 novembre 2005

Il mercato del lavoro italiano è uno schifo e vale la pena spendere due parole per distinguere i concetti di flessibilità e precarietà, almeno per come li intendo io.

Un mercato del lavoro flessibile è accettabile e desiderabile. Un mercato del lavoro precario è accettabile soltanto se molto flessibile.

Ritengo che con la parola flessibilità si possa identificare la facilità che un lavoratore ha nel cercare un lavoro nuovo. Se è facile cambiare occupazione, spostarsi da una città all’altra, mettere a frutto l’esperienza acquisita altrove in un occupazione di maggior prestigio, allora c’è flessibilità. Un tempo, si faceva carriera all’interno dello stesso contesto. Ritengo che in un contesto di flessibilità dovrebbe essere più facile far carriera se disponibili a cambiare.

Precarietà significa, invece, mancanza di certezza di un posto di lavoro, qualcosa di completamente diverso. E’ evidente che in Italia ci sia, soprattutto per i giovani come me, un livello di precarietà terribile, con uno squilibrio di diritti tra gli assunti in anni precedenti, che possono fare qualunque cosa (compreso rubare nelle valigie degli aerei) senza perdere il posto, e i nuovi “assunti”, che possono fare qualunque cosa (compreso lavorare 18 ore al giorno gratis) e comunque non avranno mai la certezza di un posto.
Una situazione del genere spero che prima o poi esploda. Quando i precari raggiungeranno i 40 anni, con una famiglia sulle spalle, e non riusciranno più a lavorare perché le aziende preferiranno sfruttare i neolaureati, avranno ancora la forza di ribellarsi?

Il concetto chiave è che il costo della precarietà deve essere sostenuto dallo stato e non dai lavoratori. Solo in questo modo diventa possibile sfruttare la precarietà per dare nuovo slancio all’econonomia.flessibilitàprecarietàlavoro

update: continua qui

Regressione temporale e cambio di prospettiva

giovedì 24 novembre 2005

Nuvole sopra e sottoSto tornando alla vita che facevo quattro anni fa.
In questi anni avevo sognato, desiderato e lavorato per ottenere un certo tipo di vita. Lasciare la casa dei genitori, una vita affettiva stabile e un lavoro stimolante che mi mettesse sempre in discussione.
Ma l’instabilità totale non è sopportabile e le contingenze hanno ribaltato le mie prospettive e aspettative.
Ora sto andando verso (e con un po’ di fortuna sono vicino ad ottenere) l’esatto contrario, cioè un lavoro stabile e una vita affettiva burrascosa.

Tutto ciò è strano e non so come interpretarlo, ammesso che trovi il tempo e la voglia di pensarci.

Di sicuro, sto tornando alla vita dei primi anni universitari, fatta di vita in casa dei genitori, treno tutti i giorni, motorino a Ferrara e bicicletta a Bologna.
Se ora, per arrotondare, torno a fare l’allenatore di pallavolo la sera, tutto si ricompone esattamente ed io, finalmente, avrò la giornata tanto impegnata da non avere più tempo per niente.

Neve

mercoledì 23 novembre 2005

Per la prima volta succede che nevicava a Ferrara e non a Bologna. Giusto il tempo di arrivare sotto la pensilina dell’autobus e ha iniziato anche a Bologna.

Destriero fidato

martedì 22 novembre 2005

Scooter F10 Malaguti

Le imprese epiche esistono ancora, così come le cavalcature fidate.

Questa sera ho affrontato una prova talmente stupida, ridicola e praticamente inutile che ne sono assolutamente orgoglioso.
Il mio storico scooter (F10 circa del 95), compagno di mille avventure, mi ha portato da Bologna a Ferrara in una serata in cui il freddo gelido dell’inverno in arrivo entrava e penetrava in ogni anfratto, in ogni punto rimasto scoperto.

Il mio giaccone ha fatto il resto, salvandomi da morte sicura.

Purtroppo, potrebbe essere l’ultimo viaggio per il mio destriero, che più di una volta mi ha fatto temere il peggio con improvvisi cali di potenza sul limite dello spegnimento. Sono tuttavia fiducioso che dopo una notte di riposo e l’orgoglio per l’impresa compiuta, possa continuare a svolgere i suoi servigi.

update: ho portato a ferrare il destriero. Quando questa mattina l’ho provato, ho temuto che si fosse azzoppato e di doverlo abbattere, ma lo stalliere sostiene che basti cambiare i ferri degli zoccoli. Speriamo.