Extracomunitari calabresi
domenica 19 giugno 2005Si sa, quando si racconta la storia raccontata da un amico, raccontata a sua volta da un amico, si può commettere qualche errore. Una storia di prima mano è sempre meglio, ma questa mi è stata raccontata con la richiesta specifica di parlarne nel blog. Quindi…
Questo personaggio, che chiameremo Piero ma di cui non so il nome, vive a Bologna nello stesso appartamento di un mio amico. Piero viene dalla Calabria ed è qui per studiare, come molti altri a Bologna.
In motorino per i viali, viene fermato da una pattuglia di Carabinieri, e fin qui niente di strano.
Al momento del controllo, manca qualche documento, scatta la multa e l’obbligo di presentarsi in caserma per mostrare i documenti mancanti, e fin qui niente di strano.
Peccato però che uno della pattuglia dica la frase che mi è stata riportata in questo modo: “stia attento che la rispediamo da dove è venuto”.
Non voglio commentare, solo raccontare una storia. Una triste storia di razzismo contro i meridionali, razzismo che credevo ormai estinto e che invece si ripresenta, proprio in una città aperta (così sembrava) come Bologna.
Probabilmente era un clandestino senza permesso e volevano rimandarlo nel suo paese, fuori dall’Europa, la Calabria.
Si tratta sempre di pochi che difendono una vecchia posizione rispetto al sentire comune della maggioranza. Ma quanta differenza se i soldi stanno dalla parte dei tanti (e allora si fanno volare gli aerei dentro le proprietà private dei contadini) o dei pochi (e si rallenta l’innovazione tecnologica o, peggio, si causano suicidi).